Benvenuti nell’era dove il sentire è digitalizzato e il digitale è diventato la nuova frontiera del sentimento
Viviamo in un’epoca strana. Ovattata, cibernetica, dove il sentire è digitalizzato e il digitale è diventato la nuova frontiera del sentimento. Quello che non ci hanno detto, e che mi permetto di dire io, è che ci hanno mentito e continuano a farlo. Tutti!
Siamo in balia di love coach di ogni genere, variopinti nella loro delirante inutilità.
“T’insegno cos’è l’amore” ci dicono, ma a patto che “acquisti il mio libro dove ti fornisco i 10 consigli per riconoscere un amore tossico e/o per far tornare il tuo ex e/o per conquistare la persona dei tuoi sogni”.
Ma la parte peggiore non sono questi sublimi personaggi che, occorre ammetterlo, donano colore in una società del web composta da un piattume grafico inimmaginabile.
No, il peggio siamo noi.
Il peggio del peggio sono quelle persone che prendono per oro colato queste (basiche) strategie di social marketing volte ad aumentare click, vendite, interazioni e visualizzazioni.
Ricette fornite su misura per un pubblico affamato di verità che, nella società del tardo (e fasullo) iper illuminismo, deve sgorgare per forza di cose dalla potenza della ratio.
Non c’è scampo. La verità è lì.
In quella scatola cranica che contiene quella materia grigia sonnacchiosa, che non “sente” e si permette il lusso di pontificare su tutto. Questa è la falsa premessa su cui si regge un mondo che scricchiola da tutte le parti.
Ed ecco che la sofferenza per un amore finito diventa una via crucis di riflessioni sulle proprie mancanze, sul fatto che devi amarti di più, sui possibili lati tossici di una relazione, sulla tua presunta mancanza di autostima, sulla tua incapacità di stare solo con te stesso, sul fatto che non sei costruito, forse non sei centrato (in quale centro poi, nessuno lo sa), e non sei questo e non sei quello.
Alla fine dei conti questi sedicenti psicologi sul web non fanno altro che aumentare il senso di inadeguatezza, facendoti sentire pure in colpa se soffri per una persona che magari ti ha amato ma che poi, per x motivi, ti ha lasciato e non è più tornata indietro.
Mi viene in mente una scena di Anything Else, una brillante commedia di Woody Allen.
In una scena, il protagonista (proprio lui, il nostro Woody) si rivolge al suo giovane amico raccontandogli di aver tirato una mazza in testa al proprio psicanalista, dato che cercava di trovare una qualche causa psicologica profonda sulla sofferenza che provava per la sua sofferenza amorosa.
Non dimenticherò mai le parole di Allen in quella scena, ripetute più volte dopo ogni tentativo di approfondimento del fuffa esperto “Non c’è niente sotto, voglio la ragazza.
Non c’è niente sotto, voglio la ragazza.
Non c’è niente sotto, mi manca quella ragazza”.
Come smontare una moda che era lì lì per nascere con pochissime parole. Solo i geni dissacranti sanno farlo.
Volete la prova di quanto sto affermando? Provate a postare su Facebook qualche parola in merito a tale argomento, portando il focus su concetti triti e ritriti come:
- Non ho bisogno di nessuno
- Sto bene da sol* (il delirante mantra del nuovo millennio)
- Il vero amore è solo verso se stessi
- Non ho bisogno di nessuno
- Devo avere voglia del mio partner, non bisogno
- È un narcisista (termine che ormai sta bene su tutto)
- Non voglio relazioni, sto bene con me stess*
- Non ho bisogno di nessuno (mi pare d’averlo già detto)
- Se non hai risolto i tuoi traumi personali, non dovresti avere relazioni (concetto che sarebbe piaciuto a Goebbles)
Ecco, provate a postare qualcosa inerente a questi temi. Vi garantisco che riceverete un sacco di reaction e tantissimi commenti entusiasti. Bene, brav*, bis. Il delirio assoluto di chi sta negando la natura dell’essere umano, biologicamente e istintivamente portato alla costruzione di un nucleo con un suo simile. Ma ora no, non nella società di oggi, così illuminata da risultare più oscura, cieca e oltranzista di quella di trent’anni fa.
Una nuova forma di fascismo, che esalta la freddezza emotiva giudicandola come forza quando invece è solo miseria, meschinità, tossicità (sì, quella vera).
Idolatria dell’io, follia condivisa tra monadi solitarie, esaltazione del “ma lasciamo perdere” invece del combattere per proteggere quanto di più prezioso la vita umana possa offrire: il sentimento (reale) tra due persone che si amano e che si scelgono giorno per giorno.
Facile? Per niente.
Qui non si sta parlando di favolette da bambini, ma di una scelta.
La più adulta tra tutte le scelte.
Solo chi ha amato con il cuore e l’anima può intendere queste parole.
A tutti gli altri dico… passate oltre, non siete il mio pubblico, non mi rivolgo a voi.
Un individuo che resta solo, convinto di rimanerci e felice di esserlo per il bombardamento ricevuto tramite i media digitali – stai bene da sola, non hai bisogno di nessuno, gli altri sono nemici, se vuole vederti è segno di tossicità, se non hai i suoi spazi è un dipendente emotivo, se non è costruito non va bene – diventa il consumatore perfetto.
Un solitario rinchiuso nelle folli prigioni del super io, tramutato da essere umano a consumatore, per la gioia delle aziende che vendono prodotti online.
E noi restiamo lì, a osservare orde di individui pronti a riempirsi la vita di qualunque tipo di hobby per sfuggire a quello spaventoso vuoto che sentono dentro (indovinato vuoto di cosa).
Ma non importa: basta postare la foto in spiaggia con amic* accanto e cocktail in mano, mettere una caption che cita l’amore per sé stessi e il non aver bisogno di nessuno per diventare idoli di tantissime persone che muoiono dalla voglia di diventare le prossime monadi che si muovono nel vuoto pneumatico.
E si crea questo mega calderone da cui esce un fetore pestilenziale, dove la vera violenza e i rapporti veramente malati (dove regnano abusi, violenze) disperdono la propria risonanza criminosa perché mescolati a problematiche di coppia che fanno parte delle normali difficoltà che due persone incontrano per creare un unicum tra le varie differenze personali.
Viviamo in un’epoca strana.
Ovattata, cibernetica, dove il sentire è digitalizzato e il digitale è diventato la nuova frontiera del sentimento.
Dove tutto quello che dovrebbe far parte dell’Amore, quello vero, viene ridicolizzato e categorizzato da concetti usa e getta partoriti da una manica di imbroglioni che cercano visibilità online.
E noi lì, pronti a cascarci con tutte le scarpe, solo per il soddisfacimento narcisistico (questo sì) di ricevere approvazione sociale da altri disperati come noi.
In nome dell’amore sano abbiamo distrutto la possibilità dell’Amore vero, imperfetto ma autentico.
