Gaza-Israele: Hamas rilascia gli ultimi ostaggi. Il massacro è finito! Ma a noi cosa resta?

Ottobre 13, 2025
Gaza Israele Hamas rilascia gli ostaggi

Finito (si spera) l’orrore di Gaza con il rilascio degli ostaggi, un evento storico da ascrivere a Trump (per quanto ci faccia rosicare da sinistra) che fa riflettere sul lascito culturale nel nostro paese, ancora fermo a uno scontro tra tifoserie

In queste ore non si parla d’altro che della fine delle ostilità (o massacro, che dir si voglia) a Gaza. Titoli di giornale che ci raccontano della liberazione degli ostaggi israeliani, rimasti per ben due anni tra le grinfie di Hamas. Questo comporterà, si spera, la cessazione di questo orrido massacro, con il ritiro delle forze armate israeliane e finalmente un po’ di pace per un popolo martoriato che sembra debba scontare la colpa di esistere.

Un giorno di festa, senz’altro. Tripudio, gioia, con tutto il rispetto per i tanti (troppi) che sono caduti da quel tragico 7 ottobre 2023, il giorno del vile pogrom compiuto a danno dei cittadini israeliani che ha portato a una reazione devastante. Una vera e propria apocalisse s’è scatenata sulla popolazione di Gaza, con l’esercito di Netanyahu a caccia del gruppo terroristico che alla fine ha deciso di scendere a patti col grande nemico.

E ora? Cosa resta a noi? Quello che mi lascia sempre basito è l’atteggiamento da tifoseria che si crea in Italia per ogni singola cosa. L’ho visto durante l’emergenza covid, dove la “mia” sinistra tirò fuori un atteggiamento oltranzista che mi diede il voltastomaco, con tante persone che conosco personalmente (e che giocavano a fare i rivoluzionari nei centri sociali quando ero ragazzo, quando di rivoluzionario avevano solo il contante del paparino in tasca) pronte a trasformarsi in kapo. E quanto ci godevano nell’esercitare quella sottile forma di potere e controllo…

Stesso schema oggi. Bisogna dare atto, anche da sinistra (quella sinistra che ha perso sé stessa, come ho cercato di descrivere in questo articolo) che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è riuscito in un’impresa storica. Me ne frego delle polemiche capziose sul Nobel o sul fatto che non sia una pace giusta. Quale pace è giusta, dopo un massacro del genere? L’importante è che, si spera, le ostilità finiscano qui. Mi piace Trump? No, per niente. Ma qui ci troviamo di fronte a un dato di fatto politico, indipendentemente dalle simpatie.

Quindi a noi cosa resta? Cosa resta nei miei occhi che osservano il mondo? Una serie di cose, che vado a elencare:

  • Resta la furia omicida di un terrorismo incontrollabile.
  • Resta la freddezza di grigi burocrati che mettono in atto uno sterminio senza battere ciglio.
  • Resta l’immagine di innocenti trucidati, da ambo le parti.
  • Resta il disgusto per discorsi antisemiti ormai sdoganati e coperti dietro la patetica distinzione antisionista-antisemita (almeno i nazisti avevano il coraggio di dire le cose per come le pensavano, ma quelli che si ritengono “buoni e giusti” hanno sempre difettato in coraggio).
  • Resta la traversata di quel gruppo di barche che si faceva chiamare Flottilla, a metà strada tra missione umanitaria e personal branding (con relativo calcolo politico).
  • Resta l’odio propagato da una sinistra in cui non mi riconosco più, che storce il naso anche oggi solo perché un avversario politico ha raggiunto un risultato storico (e si spera stabile).
  • Resta tutta l’ipocrisia di un mondo sotterraneo culturale, quello a cui mi sentivo di appartenere fino a qualche anno fa, che oltre alla (giusta) difesa simbolica del popolo palestinese ha iniziato una sorta di campagna d’odio verso gli ebrei.
  • Resta la miseria di un dibattito politico che ormai è solo uno scontro tra tifosi durante una partita di pallone.
  • Restano le immagini di ragazzotti figli di papà (totalmente imbecilli) ripetere a pappagallo gli slogan lanciati da qualcun altro, senza la minima capacità di ragionare con la propria testa.
  • Resta il disgusto per quei commenti sui social “c’era un tizio coi baffetti a cui è stato impedito di finire il lavoro”, che provoca in me conati di vomito.
  • Restano gli osceni insulti anche a Liliana Segre, colei che è sopravvissuta all’inferno in terra di Auschwitz, colpevole solo di essere ebrea.
  • Resta il terrore per la furia omicida di un’umanità ancora ben distante da una vaga idea di civiltà.
  • Resta il dolore per migliaia di innocenti massacrati.

Non mi dimenticherò i nomi di chi ha propagato odio, manifestando per la pace. Non mi dimenticherò di chi ha espresso parole per cui sarebbe andato fiero Himmler, da chi portava con sé la bandiera della pace. No, non mi dimenticherò di voi.

Ma oggi dobbiamo festeggiare, uscendo (io per primo) dalla dimensione del tifo. Si è posta la parola fine a quello che sembrava essere un vero e proprio sterminio. Questo conta. Per tutto il resto, ovvero la miseria che ho elencato poc’anzi e a cui ci sarebbe tanto da aggiungere, stendiamo un velo. Nemmeno pietoso. Un velo.

Don't Miss