Dalle piazze solidali a Gaza al volto oscuro delle manifestazioni
Il 22 settembre 2025 è una data che ricorderemo a lungo, perché è stato un giorno in cui l’Italia ha riscoperto una vocazione civile che sembrava ormai perduta.
Luci e ombre di un momento storico estremamente complicato, segnato da conflitti che stanno insanguinando diverse aree del mondo, con l’urlo di bambini innocenti a fare da dolorosa colonna sonora di un orrore che sembra non avere fine.
Da nord a sud della penisola, si sono svolte manifestazioni per protestare contro il massacro messo in atto dal governo israeliano a Gaza. La caccia ai criminali responsabili dell’orrendo pogrom del 7 ottobre 2023, che ha richiamato alla memoria gli orrori del regime nazista, ha portato a una reazione che definire spropositata è dire poco.
Sono ormai due anni che il governo israeliano, guidato dal premier Netanyahu, sta compiendo un vero e proprio massacro di civili inermi. Certo, bisogna stanare i terroristi di Hamas. Ma può questo giustificare l’orrore di un uso massiccio della potenza bellica contro una popolazione povera, indifesa e allo stremo?
Non c’è bisogno di dare una risposta.
Detto questo — a cui segue la mia ferma condanna di quanto stia facendo Israele — dobbiamo ampliare lo sguardo e sottolineare anche i punti oscuri di quella che resta, a tutti gli effetti, una data speciale per il risveglio della coscienza civile.
Quello che io condanno senza esitazioni è il ritorno furioso di un sentimento antisemita che monta giorno dopo giorno, mascherato da un antisionismo politico che francamente fa sorridere. Non dimentichiamo mai che il nostro è il Paese che ottant’anni fa (ottanta, non duecento) ha macchiato la propria storia con le immonde leggi razziali, che impedirono agli ebrei di lavorare e di vivere una vita normale. Abbiamo aiutato i nazisti nei rastrellamenti, a caricare persone innocenti (come lo sono oggi i palestinesi) su vagoni piombati diretti verso il nulla della morte.
Eppure, oggi, in televisione, sui giornali e online, è pieno di giornalisti che spiegano perché l’antisionismo non avrebbe nulla a che vedere con l’antisemitismo.
Nessuno ce l’avrebbe con gli ebrei in quanto tali, dicono, ma solo con i sionisti che appoggiano Netanyahu.
Bene. Ma se le cose stanno così, come si spiegano le aggressioni contro ebrei in diverse parti del mondo?
Come si spiegano i cartelli “vietato l’ingresso ai sionisti” affissi alle vetrine di certi negozi, che ricordano tremendamente gli atroci avvisi della Germania nazista (e dell’Italia fascista)?
Come definire le urla esultanti di centinaia di ragazzi che, mentre manifestavano “per la pace”, gioivano davanti a uno stendardo che ricordava il massacro del 7 ottobre 2023?
Come giustificare l’atteggiamento aggressivo e oltranzista di certi ambienti culturali di sinistra nei confronti degli ebrei?
Basta leggere i commenti social di chi si riconosce in quella sfera politica: inneggi al genocidio, odio devastante, e frasi come “c’era un signore col baffino che aveva capito tutto, ma non gli è stato permesso di finire il lavoro”.
Se parliamo di critica feroce al governo israeliano e ai folli che lo dirigono, sono con voi, pronto a scendere in piazza.
Se definiamo Netanyahu un criminale di guerra sanguinario, specchio di quella “banalità del male” descritta da Arendt, sono con voi.
Ma se bruciate bandiere israeliane, se negate l’accesso agli ebrei, se impedite ad attori di partecipare a un festival solo perché israeliani, se volete escludere Israele dalle manifestazioni sportive… allora no, non sono con voi.
Siete voi a essere contro la storia, contro la giustizia, contro la democrazia.
Siete voi a diventare un altro specchio degli orrori del mondo.
E mi tremano le mani a pensare che tutto questo venga da sinistra.
Questo è davvero un antisionismo libero da antisemitismo?
Non raccontiamoci balle, per favore.
Abbiate almeno il coraggio di dire apertamente da che parte state, come fecero i fascisti un secolo fa.
“Palestina libera dal fiume al mare”: in pratica cancellare Israele dalla faccia della Terra.
Come ha affermato Iacchetti, uno di quei comici ormai dimenticati tornato in auge dopo una sua sparata televisiva (atteggiamento squadrista che denuncio con forza), sarebbero secoli che Israele cerca di scippare la terra ai palestinesi.
Concetto bizzarro, dato che Israele esiste dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Ma tant’è.
Il buon Enzino si è conquistato gli onori della cronaca, con quella giusta dose di vittimismo che lo trasforma in una sorta di martire di una crociata immaginaria.
Un simbolo della (irriconoscibile) sinistra di oggi, che reagisce con gelida indifferenza all’assassinio di un giovane idealista americano, il 31enne Charlie Kirk, sporcandone la memoria con illazioni di ogni tipo.
Personalmente non avevo molti punti di contatto con le sue idee, ma il suo confronto aperto con chi la pensava diversamente era ammirevole. Sapete come ha reagito la sinistra?
Con un bel “se l’è cercata, era un oscurantista, un omofobo”, fino agli orrendi “meno uno” che leggo ovunque, con tanto di faccine sorridenti.
Concludo così, parlando agli amici di sinistra — quell’ambiente a cui appartenevo e che oggi, se è questa roba qui, combatterò con tutte le mie forze.
I commenti esultanti e pieni di risate per la morte di Kirk, per me sullo stesso piano degli analfabeti che facevano ironia sotto i post degli immigrati che annegavano nel mediterraneo.
Il disprezzo verso il popolo ebraico, che sta sdoganando ogni forma di antisemitismo.
L’esaltazione di personaggi biechi e improbabili solo perché capaci di aggredire chi non la pensa come voi.
Le urla di gioia davanti a uno striscione che inneggia al 7 ottobre.
Le frasi come “peccato che il tizio coi baffetti non abbia finito il lavoro”.
Se siete diventati questo, io sarò contro di voi.
Oggi.
Domani.
Per sempre.
