Tra tratti sinuosi e firme indecifrabili, la scrittura di Sal Da Vinci racconta molto più di quanto si possa immaginare: personalità, emozioni e contrasti di un artista che vive tra palco e interiorità
Per la nostra rubrica “Curiosità”, oggi entriamo in un territorio affascinante e poco esplorato, quello della grafologia.
In compagnia del dott. Cinerari, grafologo esperto, analizziamo la scrittura di Sal Da Vinci, vincitore della 76ª edizione del Festival di Sanremo con il brano “Per sempre sì”.
Attraverso linee, forme e movimenti della sua grafia, scopriremo come ogni dettaglio — dagli svolazzi alla firma — possa rivelare aspetti profondi della sua personalità, creatività, passionalità, bisogno di esprimersi e, forse, anche qualche sfumatura più intima e nascosta.
Un viaggio tra scrittura e anima, dove ogni tratto diventa racconto.
“La grafia di Sal Da Vinci (pseudonimo di Salvatore Michael Sorrentino) nonché vincitore della 76ª edizione del Festival di Sanremo con il brano “Per sempre sì”, risulta essere in primis estrosa; ovvero colma di svolazzi, rigonfiamenti negli allunghi superiori ed inferiori e linee di tipo ornamentale non previste dal modello calligrafico (indice di originalità, gusti stravaganti e passionalità), di calibro grande; indice di un’alta considerazione di sé, direzione ascendente (quindi una scrittura che procede verso l’alto rispetto al rigo orizzontale di base, indice della tenuta dell’umore), caratteristica delle persone creative, progressiste, idealiste, e di forma curvilinea (scrittura arrotondata e di ampie forme, totalmente priva di angolosità), indice di calorosità, affettività ed estroversione.
La calorosità, l’interesse verso i rapporti sociali e la propensione ad accogliere il cambiamento appena citati, la ritroviamo nella vergatura delle cd. “lettere affettive” (rappresentate in grafologia dalla “m” e “n”) a “coppa”, ovvero scritte come una “u”.
Molto importante inoltre è la particolare gestione dei margini sul foglio (che in grafologia rappresenta l’ambiente, il territorio), a tal proposito è utile sottolineare che il significato dei margini è differente in base allo spazio libero lasciato intorno allo scritto, a sinistra, in alto, a destra, in basso, crescente o decrescente.
Possiamo notare come il punto in cui inizia l’azione dello scrivente è ampiamente proiettato verso destra, indice di un netto distacco dal passato (rappresentato in grafologia dal margine sinistro), attività, indipendenza, ammirazione e attaccamento verso la figura paterna.
Arrivando all’io-sociale (l’io dico, che si differenzia dall’io sono, del resto della scrittura) rappresentato dalla firma, notiamo come sia abbastanza difforme rispetto al resto della grafia (quindi si evidenzia una certa disomogeneità tra vita pubblica e privata nella quale sono presenti segni di compensazione) pur mantenendo alcune caratteristiche con quest’ultima che vedremo a breve.
La firma autografa è di calibro piuttosto grande, estrosa, quasi illeggibile e simile ad un vero e proprio ghirigoro nel quale non sembra apparire neanche il proprio nome e cognome (in quest’ultimo caso ciò indica un carattere sfuggente, timori e paure nascoste), piuttosto è composta da una serie di linee prominenti e svolazzanti (che ritroviamo, seppur con minore entità, anche nel resto della scrittura), indice di originalità, rapidità e atteggiamenti molto teatrali.
“Nessuno sa, l’amore quando muore dove va, ti lascia ma non vuole andare via, confonde la realtà con la sua fantasia” (da “L’amore e tu”, Sal Da Vinci)”.
Dottor Claudio Cinerari

