Una, nessuna, centomila: Graziella Spadafora moltiplica Pirandello in “Tri Cunti”

Marzo 15, 2026

Tre racconti, molti personaggi e una sola interprete capace di riempire la scena con voce, ritmo e presenza. La regia essenziale di Max Mazzotta esalta il talento trasformista dell’attrice

Il 7 marzo entro nel Teatro Gambaro di San Fili per assistere a “Tri Cunti”, lo spettacolo diretto da Max Mazzotta e interpretato da Graziella Spadafora.
La sala è gremita, il pubblico riempie ogni posto disponibile.
Quando le luci si abbassano e il palco si accende, bastano pochi istanti per capire che quella che sta per iniziare non è una semplice rappresentazione, ma una prova d’attrice capace di trasformare la scena.

Il palco è quasi nudo.
Pochi oggetti, una luce che disegna lo spazio e il silenzio della platea in attesa.

Poi entra Graziella Spadafora.
E da quel momento il teatro cambia dimensione.

Minuta nella statura ma straordinariamente intensa nella presenza scenica, l’attrice riesce a riempire lo spazio con naturalezza e precisione.
Bastano pochi gesti, una variazione della voce, un cambio di postura ed ecco che nasce un personaggio nuovo.
Poi un altro ancora.

È questo il cuore di “Tri Cunti”, lo spettacolo diretto da Max Mazzotta, costruito attorno a tre celebri testi di Luigi Pirandello: L’uomo dal fiore in bocca, La patente e La giara.

Tre racconti, molti personaggi, una sola attrice in scena.

Lo spettacolo si apre con “L’uomo dal fiore in bocca”, ambientato nel caffè di una stazione ferroviaria.
Graziella Spadafora alterna con grande naturalezza le voci e le presenze dei personaggi del dialogo.
Il racconto prende forma attraverso continui cambi di tono e di ritmo.
L’attrice costruisce una scena dinamica pur restando sola sul palco, rendendo percepibile la presenza di più figure.

Con “La patente” il gioco teatrale si arricchisce di nuovi personaggi.
Sulla scena prendono vita lo iettatore Chiarchiaro, e le figure che ruotano attorno alla vicenda.
Spadafora li disegna uno dopo l’altro con rapide trasformazioni, un cambio di voce, una postura diversa, una sfumatura nello sguardo.
Il racconto si sviluppa così come un piccolo teatro di caratteri in cui l’attrice dà forma alle diverse figure della storia.

Il terzo racconto, “La giara”, diventa un vero esercizio di virtuosismo scenico.
I personaggi si susseguono con rapidità, l’attrice passa dall’uno all’altro con straordinaria agilità, costruendo un intreccio teatrale vivace e coinvolgente.
In pochi istanti il palco sembra popolarsi di presenze diverse, come se sulla scena fossero davvero molti interpreti.

Ma al di là della struttura dello spettacolo, ciò che colpisce davvero è la qualità della presenza scenica di Graziella Spadafora.

L’attrice dimostra un controllo del palcoscenico raro.
Ogni movimento è calibrato, ogni pausa è significativa, ogni variazione della voce costruisce un’identità nuova.
Non c’è mai un momento di dispersione.
Lo sguardo dello spettatore resta sempre agganciato alla scena.

La sua interpretazione si fonda su un equilibrio preciso tra tecnica e istinto.
Da un lato c’è una padronanza evidente degli strumenti attoriali, dall’altro una capacità di dare vita ai personaggi con spontaneità.

È proprio questa naturalezza a rendere la sua performance così efficace.
I personaggi nascono davanti al pubblico quasi senza sforzo, emergono dalla voce e dal corpo dell’attrice e subito prendono consistenza.

Nel corso dello spettacolo passa continuamente da una figura all’altra, ma ogni personaggio resta riconoscibile, definito, credibile.
Il palco, pur essendo essenziale, si riempie di presenze, di situazioni, di piccoli mondi narrativi.

La regia di Max Mazzotta accompagna questa prova con la scelta di ridurre tutto all’indispensabile.
La scena resta volutamente sobria per lasciare spazio alla parola, alla voce e alla presenza dell’attrice.

Alla fine della rappresentazione gli applausi arrivano lunghi e convinti.

Perché “Tri Cunti” dimostra quanto il teatro possa nascere dalla forza di un’interpretazione capace di trasformare un palco in un luogo abitato da molte vite.
E Graziella Spadafora riesce in questo con una naturalezza che è il segno più autentico del talento.

Chi avrà l’occasione di incontrare “Tri Cunti” nelle prossime repliche farebbe bene a non lasciarselo sfuggire.

Francesca Mirabelli

Francesca Mirabelli è una figura attiva nel panorama giornalistico e mediatico locale calabrese.

Attualmente ricopre il ruolo di editore di Cosenza Live, una testata che si occupa di informazione locale, offrendo notizie, approfondimenti, cultura, cronaca, eventi.

Oltre al suo lavoro editoriale, Francesca ha ideato e conduce il programma “Chicche Feline”, un format che si caratterizza per un approccio elegante, riflessivo, attento agli aspetti culturali, sociali, forse anche “di lifestyle”, che offre “graffi eleganti sul mondo di oggi” — come lei stessa ha descritto il suo progetto.

Fra i suoi compiti c’è anche la gestione della redazione: coordina il lavoro giornalistico, cura i contenuti, supervisiona la linea editoriale e si assicura che il prodotto informativo mantenga qualità, coerenza e pertinenza per il territorio servito.

Tra i suoi tratti emergono passione per l’informazione indipendente, attenzione alla cultura e società, desiderio di portare contributi originali al dibattito locale, e probabilmente una forte componente creativa che si manifesta nel format che cura.

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Oltre al suo lavoro editoriale, Francesca ha ideato e conduce il programma “Chicche Feline”, un format che si caratterizza per un approccio elegante, riflessivo, attento agli aspetti culturali, sociali, forse anche “di lifestyle”, che offre “graffi eleganti sul mondo di oggi” — come lei stessa ha descritto il suo progetto.

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