Correva l’anno 2018…

Il 16 giugno di sette anni fa il Cosenza tornava in Serie B. Quanto tempo bisognerà attendere per ricoronare il sogno?
Giugno 16, 2025

Era un 16 giugno del 2018, in una Pescara insolitamente dipinta di rossoblù il Cosenza strapazzava il Siena e si prendeva una Serie B a cui nessuno avrebbe mai creduto appena pochi mesi prima. Oggi è sempre un 16 di giugno, abbiamo attraversato sette campionati di Serie B maledettamente trattenuta con ogni mezzo, passando per pandemie, riammissioni e spareggi sudatissimi, ma alla fine abbiamo dovuto mollare. E oggi ci ritroviamo in serie C spaesati, come gregge senza pastore, prigionieri di una proprietà che non vuole mollare l’osso benché ne abbia spolpato ogni centimetro quadrato. Del futuro abbiamo a sapere ben poco: che forse andremo in ritiro a Lorica, che abbiamo avuto l’ok dalla Covisoc per l’iscrizione al campionato e che esiste una rosa di calciatori tesserati che non hanno però idea su cosa di loro si intenda fare. Rispetto a quel 16 giugno di sette anni fa solo D’Orazio è ancora qui, seppur dopo essere stato mandato via, poi nuovamente riaccolto a casa, ed è forse uno dei pochi che avrebbe voglia di continuare la sua avventura con i lupi. In questi sette anni si poteva creare un progetto, si poteva regalare qualche soddisfazione ad un popolo che del calcio ha sempre fatto la propria ragion d’essere. E invece si è riusciti a spegnere una passione: oggi in tanti, in troppi, sono disillusi, preferiscono abbandonare i gradoni dello stadio pur di non continuare ad alimentare la scempiaggine di chi ha portato a questo disastro. È vero che nel calcio i risultati aiutano sempre a ricomporre gli screzi ma ci sentiamo, questa volta, di frapporre almeno due obiezioni. La prima è che i risultati difficilmente arrivano senza una progettualità, né in B tanto meno in C dove ci sono tante realtà che investono da anni per fare il salto di categoria. La seconda obiezione è che Guarascio e i suoi hanno davvero tirato troppo la corda e “u cusentinu è buanu ma no fissa!”. È triste ritrovarci in questa situazione ma è la realtà. Le nubi all’orizzonte si addensano e non si ravvisano schiarite. Però sono certo che avremo nuove Pescara. Ce le meritiamo.

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