COME ERAVAMO | Premio Sila a Mendicino 1968

Novembre 15, 2025

Nel 1968, anno di rivoluzioni sociali e cambiamenti profondi, anche la Calabria volle dare il proprio segnale di vitalità culturale. Accadde allo Sporting di Mendicino, alle porte di Cosenza, quando andò in scena una delle edizioni più significative del Premio Sila, riconoscimento letterario e giornalistico nato per portare al centro della discussione nazionale il fermento culturale del Sud.

Il servizio dell’epoca, impreziosito dalla presenza della nota conduttrice Yula De Palma e dalla grazia di Brunella Tocci, ex Miss Italia, mostrava un evento solo in apparenza mondano. In realtà, dietro l’eleganza e il pubblico delle grandi occasioni, si respirava un clima di attesa sincera: la sensazione che quel premio potesse davvero rappresentare qualcosa di nuovo.

La giuria e l’attesa del verdetto
Le immagini raccontano una giuria composta da figure diverse per temperamento e approccio, divisa tra concentrazione febbrile e distacco riflessivo. Il pubblico osservava in silenzio, nascondendo a fatica l’impazienza. A contendersi il riconoscimento, studiosi, scrittori e giornalisti che con i loro lavori raccontavano un’Italia in trasformazione e una Calabria desiderosa di farsi ascoltare.

I premiati: un parterre controcorrente
Quell’edizione del Premio Sila fu segnata da scelte coraggiose, come sottolineavano già allora i cronisti. I riconoscimenti andarono a opere lontane dalle mode editoriali del tempo:

Ferdinando Virdia, per un saggio dedicato a Ignazio Silone, figura centrale nel dibattito culturale del Novecento;

Francesco Spezzano, autore di un ampio studio sulle lotte politiche in Calabria, capace di restituire un quadro realistico e non convenzionale del territorio;

Salvatore Oliverio, premiato per il settore giornalistico.

Ma il premio più atteso, quello assoluto, andò a Luigi Malerba per il romanzo Salto Mortale, definito “un sasso nello stagno della nostra cultura”. Un giudizio che colse nel segno: il libro rappresentò una rottura stilistica e narrativa, simbolo di un’Italia letteraria che cercava nuovi linguaggi.

Il significato culturale di un premio “fuori dal coro”
Il servizio si concludeva con una riflessione che conserva ancora oggi una sorprendente attualità. Il Premio Sila del 1968 venne definito un riconoscimento “controcorrente”, capace di premiare opere slegate da pressioni, apparati e consuetudini. Un gesto che fece parlare di un vero e proprio decollo culturale della Calabria, finalmente pronta a emanciparsi dal cliché della periferia culturale.

Era un messaggio chiaro: la cultura non appartiene soltanto ai grandi centri di Roma, Milano o Firenze. Può nascere, crescere e imporsi anche qui, tra le colline che abbracciano Cosenza, dove nel 1968 un gruppo di intellettuali decise di cambiare passo.

Un frammento di memoria che parla al presente
Rivedere oggi quel filmato significa riscoprire un pezzo prezioso della nostra storia. Non solo un ricordo di come eravamo, ma la prova che la Calabria, già più di mezzo secolo fa, aveva la forza e l’ambizione per contribuire alla scena culturale nazionale.

In tempi in cui si discute ancora del ruolo della periferia, dell’identità dei territori e della valorizzazione del Sud, quelle immagini tornano a ricordarci che la cultura — quando è libera e autentica — può davvero partire da qualsiasi luogo. Anche da uno Sporting di Mendicino, in un’estate del lontano 1968

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