Durante l’ultima partita casalinga del Cosenza, all’interno della trasmissione Parola ai Tifosi di Lupi si Nasce, storica trasmissione che raccoglie a caldo gli umori dei tifosi, un ragazzino di nome Matteo ha regalato un momento destinato a restare nella memoria dei supporter rossoblù
Intervenendo in diretta per commentare la gara, ha esclamato con la sua genuina spontaneità:
«Una bellissima partita, Guara’ (Guarascio, attuale presidente onorario del Cosenza) io ti voglio bene ma ti devo dire la verità: tu non te ne vai e io mi rubo i palloni, questa è la cosa mia».
Un’espressione fresca, sincera e ironica che in poche ore ha fatto il giro del web, raccogliendo oltre 160mila visualizzazioni e una valanga di commenti di simpatia. Non un’uscita banale, ma un modo autentico e diretto di esprimere, con l’ingenuità dell’infanzia, quella protesta che tanti tifosi adulti portano avanti nei confronti dell’attuale società.
Nei commenti sotto al video, comparsi da ogni parte d’Italia, spiccano attestati di affetto e ammirazione:
«Troppo bello!»
«Grande Matteo»
«Che figo questo ragazzino» (da Catanzaro)
«Il ragazzino merita un applauso» (da Benevento)
«Spettacolare, sei un fuoriclasse»
«Un mito»
«Numero 1»
«Che spettacolo».
Un coro di approvazione che testimonia come la genuinità di Matteo sia stata colta da tutti, andando oltre rivalità e campanilismi.
Chi è Matteo
Ci siamo messi alla ricerca del giovane protagonista e abbiamo scoperto qualcosa in più su di lui. Matteo è un grande appassionato di calcio, non solo da tifoso, ma anche come piccolo calciatore in erba. Due anni fa, inoltre, aveva già legato il suo nome al mondo rossoblù partecipando al videoclip della canzone “La storia continuerà”, prodotta da LUHMA con il patrocinio del Comune di Cosenza.
In quel video – scritto e diretto dal papà Luca Mazzotta e da Marco Reda – Matteo interpretava sé stesso, raccontando il passaggio delle tradizioni rossoblù di padre in figlio. Un vero inno d’amore al Cosenza, che univa tre generazioni: nonno, padre e figlio, legati dal medesimo sentimento per i colori rossoblù.
La forza della memoria e della tradizione
Il piccolo Matteo ricorda a tutti quanto sia fondamentale tramandare la fede rossoblù: un legame che non si spegne con il tempo, ma che si rinnova di generazione in generazione. I ricordi delle partite più iconiche, le promozioni, le salvezze insperate e le notti indimenticabili al “San Vito-Marulla” rappresentano un patrimonio collettivo che appartiene a tutta la città.
Mantenere viva questa memoria significa custodire la storia e trasmetterla ai più giovani, affinché non vadano persi né il valore delle vittorie né il significato delle difficoltà superate. È in questa continuità che il Cosenza trova la sua forza: nella passione che unisce i nonni ai padri e i padri ai figli, in un filo rosso che lega il passato, il presente e il futuro della squadra.
Un piccolo simbolo di spontaneità
Da quel videoclip alla diretta televisiva, Matteo ha dimostrato che il tifo, quando nasce dal cuore, sa ancora emozionare. Senza forzature, senza retorica, solo con la forza della sua spontaneità. In un momento difficile per la squadra e per la società, la sua battuta è diventata virale e ha offerto un sorriso a migliaia di tifosi.
Matteo oggi è già un piccolo simbolo: con le sue parole ha ricordato a tutti che il calcio, prima di ogni cosa, appartiene alla passione dei tifosi. E a volte sono proprio i bambini a saperlo esprimere meglio di chiunque altro.
Guardando al futuro
Se il futuro del Cosenza vuole essere solido e radicato, dovrà ripartire proprio da qui: dalla purezza di sentimenti come quelli di Matteo, dalla memoria delle pagine più belle della storia rossoblù e dalla capacità di trasmetterle ai giovani.
I presidenti passeranno, ci saranno momenti belli e altri dolorosi, ma tutto ciò resterà parte integrante della nostra fede e del nostro amore verso la squadra del cuore. Perché il Cosenza non appartiene a chi lo guida di turno: appartiene a chi lo vive ogni giorno, sugli spalti, nelle case, nei ricordi tramandati di generazione in generazione.
