Il passato sanguinoso del volto storico del clan dei nomadi di Cosenza: rapine, omicidi e condanne prima della scelta di collaborare
COSENZA – Angioletto, il Cinese, il Giapponese, ma soprattutto “Faccia di ghiaccio”. Gli alias di Luigi Berlingieri raccontano più di un soprannome: restituiscono l’immagine di uno degli uomini più enigmatici e temuti della ‘ndrangheta cosentina, oggi iscritto nel lungo elenco dei collaboratori di giustizia.
Dalle rapine paramilitari al kalashnikov
Berlingieri si fa conoscere alla fine degli anni ’90 come rapinatore nella batteria che terrorizza Calabria, Puglia e Basilicata con assalti ai furgoni portavalori in stile paramilitare. Accanto a lui c’è Franco Bruzzese, capace di centrare con un kalashnikov le ruote dei mezzi in corsa: un’arma che diventa il marchio del gruppo e che Berlingieri impara presto a usare.
Il 9 novembre 2000 è lui a impugnare il mitra nell’agguato di via Popilia: con le sue raffiche vengono uccisi Aldo Benito Chiodo e Francesco Tucci. Un episodio che, nei ricordi del killer, assume contorni gelidi: «Le persone cadono come pupazzoli», dirà in seguito.
La scia di sangue dei nomadi
Secondo le dichiarazioni di Bruzzese, Berlingieri avrebbe avuto un ruolo anche in altri omicidi eccellenti di quegli anni: Gianfranco Iannuzzi, Antonio Benincasa e Sistino Bevilacqua, quest’ultimo stordito con un taser prima di essere giustiziato. Una stagione di lupara bianca e regolamenti interni seguiti al pentimento di Franchino ‘i Mafarda, che seminò sospetti e paure nel clan. Nel 2010 lo stesso Berlingieri rischiò di finire vittima della psicosi del tradimento: per lui, racconta ancora Bruzzese, era già pronta una fossa senza nome.
Condanne e processi
Prima della scelta collaborativa, Berlingieri stava scontando trent’anni di reclusione per il duplice omicidio Chiodo-Tucci e un ergastolo (non definitivo) per l’uccisione del boss di Fuscaldo, Luciano Martello, avvenuta nel 2003. Era invece uscito indenne dai processi “Ultimo assalto”, legato alle rapine, e “Reset”, per associazione mafiosa.
Il futuro da pentito
Ora, con la decisione di collaborare con la giustizia, su di lui si accendono nuove attese: le sue dichiarazioni potrebbero gettare luce sugli omicidi irrisolti che hanno insanguinato Cosenza tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000. Un passato da “Faccia di ghiaccio” che, oggi, potrebbe diventare chiave per ricostruire la verità.
