Cosenza Calcio: come si difende il brand, lo abbiamo chiesto all’AI

Aprile 29, 2025

Difendere un brand nel calcio moderno non è solo una questione di risultati sul campo, ma di identità, reputazione e connessione emotiva con il proprio pubblico. Le parole dell’amministratrice Rita Scalise sulla protezione del brand Cosenza e le successivbe attività atte a questo scopo ci hanno fatto riflettere sulle strategie di comunicazione del Cosenza Calcio.
Abbiamo chiesto all’intelligenza artificiale come si difende un brand e ci ha indicato una serie di strategie chiare e concrete.

Comunicazione e immagine pubblica: il primo fronte di difesa
La prima linea di difesa è la comunicazione. Controllare in modo rigoroso la comunicazione ufficiale è fondamentale: servono comunicati chiari, tempestivi e privi di toni polemici, evitando dichiarazioni dannose da parte di dirigenti, giocatori o membri dello staff. Particolare attenzione va riservata alla gestione dei social network, che devono essere alimentati con contenuti di qualità e mantenere un tono istituzionale e rispettoso.
In un’epoca di fake news e campagne denigratorie, è necessario rispondere con autorevolezza, senza amplificare le polemiche ma correggendo in modo netto le informazioni false.
Infine, comunicare la storia, i valori del club, il legame con la città e i colori rossoblù diventa una missione quotidiana per rafforzare l’orgoglio e il senso di appartenenza.

In questo ultimo periodo il Cosenza Calcio si è trincerato dietro alla chiusura dei commenti da parte del suo pubblico. E’ stata un operrazione corretta?

La decisione del Cosenza Calcio di chiudere i commenti sui social è una mossa forte, che va analizzata da due punti di vista: la tutela del brand e il rapporto con la tifoseria.

In alcune situazioni limite — come momenti di crisi sportiva, tensioni gravi o attacchi organizzati — limitare i commenti può servire a:

  • evitare la diffusione di contenuti offensivi o diffamatori, anche nei confronti di giocatori o dipendenti;

  • contenere danni d’immagine immediati, specie in post sponsorizzati o istituzionali;

  • preservare uno spazio di comunicazione pulito, dove il club mantiene una linea ufficiale senza farsi travolgere dal malcontento.

In questo senso, può essere una misura temporanea di protezione del brand, ma mai una strategia a lungo termine.
Chiudere i commenti può sembrare un segnale di debolezza, di chiusura al dialogo, e soprattutto di distanza dal proprio popolo.
Il Cosenza è una squadra di popolo, e se il popolo non può parlare (o sfogarsi) non si sente più parte del club.
Si perde engagement, si alimentano teorie del complotto, e si rischia di far esplodere la rabbia altrove, magari in forma più aggressiva o incontrollata.

Cosa avrebbe potuto fare il club in alternativa?

  • Lasciare aperti i commenti moderandoli attivamente.

  • Creare spazi separati di confronto, tipo Q&A con la società, post dedicati o dirette.

  • Pubblicare una lettera aperta ai tifosi, spiegando il momento, chiedendo rispetto e collaborazione.

Chiudere i commenti può essere comprensibile in situazioni d’emergenza, ma se usato come scudo sistematico è controproducente.
Un brand come quello del Cosenza si difende non alzando muri, ma coinvolgendo, ascoltando e responsabilizzando il proprio pubblico.
Nel lungo periodo, la vera forza del brand rossoblù è proprio la sua gente.

Rapporti con i tifosi: cuore pulsante del brand
Nessun marchio calcistico può sopravvivere senza il sostegno della sua gente. Ecco perché è vitale coinvolgere e rispettare i tifosi: ascoltarli, organizzare eventi, renderli parte attiva del progetto.
Allo stesso tempo, il club deve condannare in modo chiaro i comportamenti violenti, distinguendo sempre tra chi ama davvero il Cosenza e chi invece, con azioni sbagliate, rischia di danneggiarne l’immagine.
Difendere la curva e la tradizione in modo sano significa anche valorizzare il tifo organizzato come ambasciatore positivo del marchio rossoblù, trasformandolo in una risorsa anziché in un problema.

Aumentare i prezzi dei biglietti della stadio in alcune partite di grido, è stata una mossa per avere dei rapporti sani con i tifosi?
L’aumento dei prezzi dei biglietti da parte del Cosenza Calcio in occasione di alcune partite di rilievo ha suscitato numerose polemiche e proteste da parte dei tifosi, mettendo in discussione la qualità del rapporto tra la società e la propria tifoseria.

In diverse occasioni, la società ha aumentato i prezzi dei biglietti in modo considerevole. Ad esempio, per la partita contro il Pisa, il prezzo dei biglietti per il settore ospiti è passato da 8 a 19 euro, con un aumento del 137,5%, e la prevendita è stata posticipata di 24 ore, complicando l’organizzazione della trasferta per i tifosi pisani.

Anche per il derby contro il Catanzaro, i prezzi delle curve sono stati fissati a 30 euro, con la tribuna Rao a 49 euro e i biglietti centrali a 122 euro, scatenando l’indignazione dei tifosi, che hanno minacciato di boicottare l’evento.

Inoltre, per la partita contro la Cremonese, il prezzo dei biglietti per la Curva Nord è aumentato da 16 a 19 euro, penalizzando i supporter più fedeli e meno abbienti.​

Questi aumenti, spesso comunicati con poco preavviso, hanno generato malcontento tra i tifosi e hanno portato a proteste e boicottaggi. Ad esempio, il Gruppo Anni ’80 ha deciso di lasciare vuoto il proprio settore durante la partita contro la Cremonese, in segno di protesta contro l’aumento dei prezzi.

Anche il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, ha chiesto alla società di recedere dall’aumento dei prezzi per il derby contro il Catanzaro, per evitare che lo stadio resti semi vuoto.

In sintesi, l’aumento dei prezzi dei biglietti da parte del Cosenza Calcio in occasione di alcune partite di rilievo non sembra essere stata una mossa efficace per mantenere un rapporto sano con i tifosi. Al contrario, ha generato malcontento, proteste e ha messo in discussione la fiducia dei supporter nella gestione della società.

Per preservare e rafforzare il legame con la tifoseria, sarebbe auspicabile adottare una politica dei prezzi più equa e trasparente, che tenga conto delle esigenze e delle aspettative dei tifosi.

Risultati sportivi e gestione interna: credibilità sul campo e fuori
Il brand si costruisce anche – e soprattutto – attraverso il campo. Costruire squadre serie e combattive è una forma concreta di difesa dell’identità.
Ogni giocatore e membro dello staff deve sentire il peso e l’onore di indossare la maglia rossoblù: nessuno dovrebbe denigrare pubblicamente il club, a maggior ragione chi ne porta i colori.
In parallelo, la gestione societaria deve essere esemplare: correttezza finanziaria, rispetto delle regole federali, e nessuno scandalo che possa infangare il nome del Cosenza. In tempi di inchieste e penalizzazioni, mantenere una reputazione pulita è forse il miglior investimento possibile.

Il Cosenza in questa stagione ha avuto una penalizzazione in classifica di 4 punti e la società h cercato in tutti i modi di vedersi restituiti i punti ma ha sempre perso le sue battaglie. Il Tar del Lazio ha definitavente bocciato le richieste del Cosenza di restituzione dei punti. Cosa nei pensi?
La situazione è molto indicativa di un problema serio di credibilità e gestione legale da parte del Cosenza Calcio.

Se una società riceve una penalizzazione di 4 punti, deve valutare:

  • Se ci sono margini reali per fare ricorso.

  • Se la documentazione è sufficientemente solida.

  • Se il rischio di ulteriori bocciature pubbliche possa creare danni d’immagine peggiori della penalizzazione stessa.

Nel caso del Cosenza, il fatto che abbia perso tutte le battaglie, fino al definitivo stop del TAR del Lazio, indica:

  • Debolezza nella costruzione dei ricorsi.

  • Possibile sopravvalutazione delle proprie ragioni.

  • Cattiva gestione della comunicazione verso tifosi e opinione pubblica (dando false speranze, poi tradite).

In sostanza: se sai di avere poche chance, non devi dare battaglia “a casaccio”, ma devi essere molto prudente su come ti poni pubblicamente.

Per il brand Cosenza, questo tira-e-molla ha avuto effetti negativi:

  • Ha mostrato il club come “lamentoso” invece che reattivo e pragmatico.

  • Ha dato un’impressione di impreparazione e dilettantismo nella gestione delle questioni federali.

  • Ha aumentato la frustrazione dei tifosi, che si sono sentiti prima illusi (“recuperiamo i punti”) e poi traditi (“ennesima bocciatura”).

In un campionato già complicato, questa vicenda ha aggiunto caos e tensione inutili.

Cosa avrebbe dovuto fare il Cosenza?

  • Valutare con realismo le possibilità di successo prima di lanciarsi nei ricorsi.

  • Comunicare ai tifosi con onestà, spiegando che si sarebbe tentato il tutto per tutto, ma senza promesse illusorie.

  • In caso di ricorsi respinti, spostare subito il focus sulla squadra, sul campo, sulla lotta per raggiungere l’obiettivo sportivo nonostante tutto.

La gestione del caso penalizzazione è stata purtroppo un errore strategico che ha danneggiato ancora di più la percezione della serietà della società.
Nel calcio moderno, oltre a giocare bene in campo, devi anche essere forte nei tribunali sportivi, e soprattutto saper comunicare in modo maturo con la tua gente.

Valorizzare l’orgoglio rossoblù e il territorio

Tra le iniziative concrete suggerite, spiccherebbe una campagna di marketing denominata “Orgoglio Rossoblù”, fatta di video emozionali, affissioni in città e merchandising esclusivo.
Accanto per questo, è fondamentale rafforzare la presenza sul territorio: eventi gratuiti per bambini, stage tecnici nei comuni della provincia e attività sociali capaci di legare ancora di più il Cosenza alla sua terra.

L’anno scorso il Cosenza Calcio ha istituito un evento per portare persone a visitare lo stadio e a vivere da vicino la partita. L’iniziativa molto costosa non ha avuto un grande successo. Cosa ne pensi?

L’idea di base era buona… sulla carta
Organizzare un evento per avvicinare le persone allo stadio, far vivere loro un’esperienza più immersiva e creare un legame più forte con il Cosenza Calcio è, teoricamente, una strategia intelligente.
Serve a:

  • Costruire engagement con nuove generazioni o tifosi meno presenti.

  • Trasformare lo stadio in un luogo “da vivere”, non solo da frequentare il giorno della partita.

  • Dare un’immagine moderna del club, capace di proporre esperienze e non solo partite.

Quindi l’intenzione strategica di fondo era corretta.
Ma l’esecuzione è stata probabilmente sbagliata

Se l’iniziativa è stata molto costosa per i partecipanti e ha avuto poco successo, significa che non è stato capito il target.

Nel dettaglio:

  • Il prezzo elevato ha tagliato fuori il cuore del tifo rossoblù, che storicamente è popolare e non abituato a eventi di lusso.

  • Forse non è stato costruito un valore percepito sufficiente: la gente deve capire perché pagare una cifra extra porta un’esperienza unica, altrimenti vede solo “un altro modo per farci pagare”.

  • Mancanza di comunicazione efficace: se l’iniziativa non viene raccontata bene, non genera desiderio né aspettativa.

    Come si poteva migliorare?

  • Prezzi più accessibili oppure eventi a scaglioni: alcuni gratuiti (per creare entusiasmo), altri più esclusivi per chi vuole pagare di più.

  • Maggiore storytelling: spiegare l’esperienza emotiva che si andava a vivere, non solo “comprare un biglietto più caro”.

  • Coinvolgimento dei giocatori o ex-bandiera**: la presenza di icone rossoblù avrebbe aumentato l’appeal dell’iniziativa.

  • Sfruttare la giornata anche per creare contenuti social virali (es: “Una giornata da lupi”, mini-documentari emozionali).

    L’idea di avvicinare i tifosi allo stadio era giusta, ma è stata tradita da una realizzazione non adatta alla realtà del pubblico cosentino.
    Nel marketing sportivo – soprattutto per club di provincia con un legame profondo col territorio – devi parlare il linguaggio della tua gente, non proporre modelli da grande metropoli.

In definitiva le attività messe in essere dal Cosenza Calcio sono state atte alla tutela e valorizzazione del brand?
In definitiva, no: le attività messe in campo dal Cosenza Calcio nell’ultimo periodo non sono state efficaci né nella tutela né nella valorizzazione del brand.

Negli ultimi mesi il Cosenza Calcio ha messo in campo diverse iniziative teoricamente orientate alla tutela e valorizzazione del proprio brand. Tuttavia, osservando i risultati concreti, è difficile sostenere che tali mosse abbiano davvero rafforzato l’immagine del club rossoblù.

La chiusura dei commenti sui social, per esempio, ha trasmesso un’immagine di distanza, fragilità e poca trasparenza. Invece di proteggere il brand, ha alimentato la percezione di una società incapace di dialogare con la propria gente, incapace di gestire il dissenso, incapace di trasformare le critiche in occasione di crescita.

Anche l’aumento dei prezzi dei biglietti in alcune partite di rilievo ha avuto effetti opposti a quelli auspicati. In una piazza orgogliosamente popolare come quella cosentina, imporre rincari importanti senza costruire un vero valore aggiunto ha solo contribuito ad allontanare la tifoseria, generando rabbia, malcontento e, in certi casi, boicottaggi plateali.

La gestione della penalizzazione di quattro punti ha poi definitivamente incrinato la credibilità della società. Dopo aver illuso l’ambiente con annunci e ricorsi, il Cosenza ha visto respinte tutte le proprie istanze fino all’ultimo grado di giudizio davanti al TAR del Lazio. Invece di mostrare forza e compattezza, la società è sembrata impreparata, fragile e incapace di fronteggiare le sfide anche fuori dal campo.

Perfino l’iniziativa, sulla carta meritevole, di avvicinare il pubblico allo stadio attraverso esperienze speciali si è rivelata fallimentare. Prezzi troppo alti, proposta mal comunicata e una scarsa attenzione alla reale capacità di spesa e alle esigenze del pubblico rossoblù hanno decretato l’insuccesso dell’evento, trasformandolo in un’occasione mancata.

In definitiva, il Cosenza Calcio ha tentato di difendere il proprio brand, ma ha sbagliato approccio, tono e strumenti. Senza una strategia coerente, senza un radicamento profondo nei valori popolari della città e senza un reale ascolto della propria tifoseria, il brand non può crescere. Anzi, rischia di spegnersi lentamente.

Il Cosenza non ha bisogno di operazioni di facciata o di iniziative calate dall’alto. Ha bisogno di tornare a essere ciò che è sempre stato: il volto fiero, vero, combattivo della sua gente. Solo così il brand potrà non solo sopravvivere, ma tornare a brillare.

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