Il primo dicembre di un anno fa i cittadini di Cosenza, Rende e Castrolibero votarono sul referendum dedicato alla città unica di Cosenza. La proposta prevedeva la fusione dei tre Comuni. L’esito fu chiaro: vinsero il no e l’astensione. L’affluenza totale si fermò al 26%. A Cosenza il sì ottenne la maggioranza, ma votarono meno del 20% degli aventi diritto. A Rende e Castrolibero, invece, il no raggiunse percentuali altissime. Il risultato segnò da subito il dibattito politico dell’area urbana.
Città unica Cosenza e le conseguenze politiche dell’ultimo anno
Dopo il referendum, il quadro politico cambiò rapidamente. A Rende, le amministrative portarono al ritorno di Sandro Principe. Alle Regionali, Roberto Occhiuto fu confermato presidente. Il sindaco di Castrolibero, Orlandino Greco, entrò in Consiglio regionale. Durante la consultazione, quasi tutti i principali partiti avevano sostenuto la città unica. Il messaggio non convinse l’elettorato, frenato da dubbi su identità, debiti e metodo. Anche la comunicazione non fu efficace.
I comitati del no: il ruolo decisivo del civismo e di Rende
Nell’autunno 2024 nacquero numerosi comitati favorevoli e contrari. Il fronte del no risultò più organizzato. A Rende, il Comune era commissariato. Questo spinse molte realtà civiche ad attivarsi. La guida del comitato fu affidata a Sandro Principe. Al suo fianco agirono Pierpaolo Iantorno, Fabio Liparoti, Clelio Gelsomino e Franco Bartucci. Anche a Cosenza si mossero gruppi contrari, come il Comitato per la città policentrica. Castrolibero contribuì allo stesso modo alla vittoria del no.
Le difficoltà del fronte del sì e il caso Caruso
Il fronte favorevole alla città unica condusse una campagna poco incisiva. Nel centrodestra, secondo molti osservatori, mancò convinzione. Il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, appoggiò pubblicamente il sì, ma in modo misurato. Criticò infatti il percorso scelto per portare avanti la proposta. In seguito, Caruso ha ipotizzato un legame tra il progetto della città unica e il nuovo ospedale di Arcavacata. Alle Regionali del 2025, il tema rimase in ombra. Entrambe le coalizioni contenevano sostenitori e oppositori, e il dibattito fu ridotto al minimo.
Dopo il voto: la proposta dell’Unione dei Comuni
Dopo il referendum, diversi esponenti del fronte del no proposero un nuovo percorso. L’idea era creare un’Unione dei Comuni estesa oltre Cosenza, Rende e Castrolibero. L’obiettivo è una gestione condivisa di servizi e progetti. Qualche progresso è stato fatto, soprattutto su mobilità e infrastrutture. Il cammino però resta lungo. La vera sfida è trasformare lo scontro sulla fusione in una collaborazione concreta.
