Tragedia del Mottarone, la sorella di Serena Cosentino: «Per noi una seconda morte»

Settembre 23, 2025

Da Diamante il grido di dolore di Federica: rabbia e vergogna dopo la sentenza. «Il patteggiamento raddoppia il nostro dolore: giustizia non esiste»

DIAMANTE (Cosenza) – Un post straziante sui social ha riportato alla memoria la tragedia del Mottarone, avvenuta il 23 maggio 2021, quando quattordici persone persero la vita nello schianto della funivia. A parlare è Federica Cosentino, 37 anni, sorella di Serena, la giovane ricercatrice del CNR morta insieme al fidanzato Hesam Shahisavandi.

Le sue parole, cariche di dolore e indignazione, arrivano dopo la sentenza del 18 settembre 2025, che ha ratificato i patteggiamenti per tre imputati e prosciolto i vertici della società di manutenzione.

«Muoiono per la seconda volta»

«Muoiono per la seconda volta nostra sorella, nostro cognato ed altre 12 persone», scrive Federica in un post che descrive quel giorno come una “seconda morte” per tutte le vittime. Un sentimento di ingiustizia profonda, acuito dalla convinzione che il dolore delle famiglie non sia stato riconosciuto e che i responsabili non abbiano pagato un prezzo adeguato.

«La pena non lenirà il dolore, ma il patteggiamento lo raddoppia»

Federica riconosce che nessuna condanna potrà restituire ciò che è stato perduto, ma denuncia con forza che il patteggiamento – da lei definito «pena 0» – non fa che amplificare il dolore, la rabbia e la vergogna. Parole durissime che fotografano la delusione di fronte a quella che definisce una “giustizia che non esiste” e a un Paese che, a suo dire, ha tradito le famiglie delle vittime.

«Ogni mezzuccio per trasformare una strage in incidente»

Nel suo messaggio, Federica accusa apertamente chi avrebbe cercato «ogni mezzuccio» per far passare quella che lei definisce «una strage più che prevedibile» come un semplice incidente. La sua denuncia mette a nudo un contrasto insanabile: da una parte chi ha perso tutto e prova a sopravvivere con la morte nel cuore, dall’altra un sistema giudiziario percepito come piegato a logiche di opportunità legale più che di verità e giustizia.

Una ferita che non si rimargina

Serena, brillante ricercatrice impegnata nello studio delle microplastiche, aveva costruito il suo futuro con passione e dedizione. La sua vita, spezzata a soli 27 anni, resta una ferita aperta che la testimonianza della sorella riporta con forza al centro dell’attenzione pubblica.

Rabbia e vergogna. È questo il sentimento che attraversa le parole di Federica Cosentino: un monito che il rispetto per le vittime non può essere sacrificato sull’altare delle procedure legali.

Don't Miss