Dalle antiche foreste della Magna Grecia ai monasteri basiliani, un itinerario emozionante attraverso l’altopiano silano e Rossano, tra natura incontaminata, arte millenaria e spiritualità senza tempo
I Greci la chiamavano Hyle, i Romani Silva, la selva per eccellenza. Un mare verde che, dalle montagne del Pollino all’Aspromonte, svettava imponente a perdita d’occhio: boschi primordiali popolati da orsi, linci, cervi e dall’Uro, oggi estinto. Una terra selvaggia, impenetrabile, che storici e viaggiatori tra Cinquecento e Seicento descrivevano con stupore e reverenza.
Poi, in epoca moderna, la meraviglia tornò a vibrare nella penna degli esploratori stranieri. Tra loro Norman Douglas, che innalzò un inno di passione al Bosco del Gariglione in Sila, definito “una giungla vergine”. Da quelle emozioni nacque una coscienza ambientalista ante litteram: voci e appelli, raccolti attorno alla rivista Brutium, per fermare l’abbattimento delle ultime foreste sacre della Sila.
Già ai tempi della Magna Grecia, parlare di Calabria significava parlare di montagna, di quella Sylva Bruttia che custodiva segreti e leggende, fasciata da pini larici, faggi, querce, castagni, attraversata da torrenti, laghi silenziosi e ampi pianori che ricordano, ancora oggi, i paesaggi del Nord Europa. Una natura sorprendente, a pochi chilometri dalle coste ioniche e tirreniche.
L’altopiano silano, emerso dalle acque oceaniche circa sette milioni di anni fa, fu poi scolpito da ghiacciai e agenti atmosferici fino a soli diecimila anni fa. Non solo paesaggio: la Sila Greca, affacciata sulla piana di Sibari, custodisce tracce preziose degli antichi flussi migratori greci e albanesi, popoli che hanno lasciato lingua, riti e tradizioni ancora vive.
Rossano, scrigno d’arte sul versante silano
Tra i centri storici che sorgono ai piedi della Sila spicca Rossano, custode di tremila anni di storia. Città d’arte raffinata e profondamente spirituale, Rossano conserva un patrimonio che brilla nonostante il passare dei secoli. Il suo cuore è religioso: sette monasteri basiliani, lauri eremitiche adagiate nei valloni, chiese che raccontano epoche e culture intrecciate tra loro — bizantina, normanna e araba.
Tra i luoghi imperdibili:
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Il Monastero di Santa Maria del Patire (Pathirion), immerso tra boschi con vista sulla piana di Sibari. Qui, nel silenzio, la storia si fa preghiera.
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La Cattedrale e la Chiesa di San Bernardino, testimonianze di fede e arte senza tempo.
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L’Oratorio di San Marco, perla dell’architettura greco-bizantina, con pianta a croce greca e cinque cupole cilindriche.
Nel centro storico, elegante e suggestivo, si aprono piazze luminose, palazzi nobiliari sette-ottocenteschi, la Torre dell’Orologio e la Fontana della Sirena: un museo diffuso a cielo aperto.
Un viaggio che rimane nel cuore
La Sila e Rossano non sono solo mete. Sono esperienze dell’anima, dove la natura parla con voce antica e la storia respira nelle pietre, nei conventi, nei boschi che profumano di resina e vento. Qui il tempo sembra rallentare, invitando il visitatore a scoprire, ascoltare, sentire.
Chi ci arriva non dimentica più la magia di questa terra: potente, sacra, silenziosa e viva.
