La vedova Congi contro l’Asp di Cosenza: «Nessuna risposta sulla morte di mio marito. Perché si continua a tacere?»
San Giovanni in Fiore – Sono passati otto lunghi mesi dalla morte improvvisa di Serafino Congi, giovane padre stroncato da un infarto mentre aspettava un’ambulanza che non è mai arrivata in tempo. Da allora la sua famiglia chiede con forza giustizia e chiarezza. Ma il silenzio delle istituzioni pesa come un macigno.
A denunciare l’ennesima mancanza è la moglie, Caterina Perri, che in un accorato messaggio pubblicato sui social ha accusato l’Asp di Cosenza di non aver ancora reso noti gli esiti dell’inchiesta interna annunciata subito dopo la tragedia. «Mio marito – scrive – è stato due volte vittima: prima di un sistema sanitario incapace di garantire soccorso tempestivo, poi dell’omertà che continua a circondare la sua morte».
Solo ora, attraverso un comunicato, l’Azienda sanitaria ha espresso «vicinanza» alla famiglia e assicurato di aver trasmesso gli atti alla magistratura. Parole che, però, per Caterina suonano come una beffa: «La Calabria è una terra dove si può morire perché un’ambulanza arriva tardi, dove i pronto soccorso sono allo stremo, dove manca personale e il paziente diventa ostaggio di un’organizzazione malata».
La donna contesta con forza l’atteggiamento dell’Asp: «Da mesi attendiamo di conoscere la verità. L’indagine interna esiste, ma nessuno ci dice quali siano le conclusioni. E questo silenzio non è solo doloroso, è anche contrario alla legge, che impone trasparenza e rispetto nei confronti dei cittadini».
Poi l’affondo: «Non si può nascondere tutto dietro l’inchiesta della Procura, che lavora in autonomia. Perché non vengono resi pubblici gli atti? Cosa c’è da celare, chi bisogna proteggere?».
Il grido di Caterina è quello di una comunità intera che non si rassegna: un richiamo forte alla memoria di Serafino e un appello accorato affinché verità e giustizia non restino ancora a lungo prigioniere del silenzio.
