Tra antiche grotte, vie romane e tradizioni che resistono al tempo
C’è un luogo, incastonato come una gemma tra le montagne del Pollino, dove la storia si fonde con la roccia e la fede si intreccia con il mistero. È Morano, borgo antico che dall’alto di una muraglia naturale domina la piana irrigata dal Sybaris–Coscile. Qui, il paesaggio non è solo bellezza: è custodia di memorie, di passaggi millenari e di un’identità che ha saputo resistere al tempo.
Le sue valli, come quella dell’Ospedaletto, non sono semplici percorsi naturali: per secoli hanno rappresentato arterie vitali, vie di comunicazione dove transitavano merci, idee e culture. Non è un caso che la religiosità popolare abbia affidato proprio a queste contrade luoghi di culto e di leggenda, come quello di San Paolo Apostolo, che la tradizione vuole protettore dai rettili, in un territorio dove la natura selvaggia è sempre stata compagna e sfida.
Cuore pulsante del mito e della ricerca speleologica è il complesso delle grotte di San Paolo, articolato in rami che gli esploratori hanno lentamente svelato, portando alla luce un mondo sotterraneo fatto di “parti fossili” e “parti attive”, dove l’acqua ha scritto nei secoli la sua geografia invisibile.
Ma Morano non è solo grotte e natura. La sua storia affiora anche dalle pietre e dai documenti. Con il nome latino Muranum, il borgo appare negli itinerari romani come tappa cruciale della via Popilia, la grande arteria che collegava la Campania alla Calabria. Non era un passaggio secondario, bensì un nodo strategico, punto di contatto tra mari e civiltà. Le testimonianze epigrafiche e i rinvenimenti monetali parlano di un centro vitale già in epoca repubblicana, con una produzione fiorente di calce e un’agricoltura ben radicata.
Eppure, ciò che rende Morano unico è la sua capacità di raccontare il tempo senza consumarsi. Le mura medievali, che cingevano l’abitato come un abbraccio difensivo, i vicoli che si stringono attorno al castello, le case che sembrano aggrapparsi l’una all’altra: tutto qui respira memoria e resistenza.
Nel Sei e Settecento, Morano si fece culla di una vivace economia artigiana: seta, legno, ricami e tessuti preziosi. Le mani delle donne moranesi custodivano un segreto tramandato di madre in figlia: il costume tradizionale femminile, ricchissimo e raffinato, che ancora oggi resta simbolo di identità e orgoglio.
Camminare per Morano significa perdersi in un viaggio che attraversa secoli e generazioni. Significa ascoltare le pietre, che ancora raccontano i passi dei legionari romani, le preghiere dei monaci medievali, i canti delle tessitrici. Morano non è solo un borgo: è un racconto scolpito nella roccia, un poema scritto tra i monti e le valli del Pollino, una memoria viva che chiede di essere ancora ascoltata.
