Cosenza, i precari di Poste Italiane tra speranze tradite e mancati rinnovi

Settembre 15, 2025

I CTD raccontano sacrifici, ansie e disillusioni: «Abbiamo dato tutto, ma restiamo appesi a un futuro che non arriva»

COSENZA – Non dipendenti, ma sigle. Non stabilità, ma precarietà. Sono i CTD di Poste Italiane – contratti a tempo determinato – i nuovi protagonisti di un lavoro che promette dignità e futuro, ma che spesso lascia dietro di sé soltanto sacrifici, sfruttamento e amarezze.

A Cosenza e Rende, dopo un’estate trascorsa a “tappare i buchi” dei colleghi in ferie, molti portalettere non si sono visti rinnovare il contratto. Una consuetudine che, in passato, apriva la strada a una graduatoria nazionale e, dopo i fatidici 12 mesi, alla tanto agognata stabilizzazione. Oggi invece quella porta sembra sbarrata.

«Devi consegnare tutto, senza scuse»

«Non ci sono Santi, devi consegnare tutto. Raccomandate, corrispondenza, pacchi. Non devi riportare nulla indietro, altrimenti a fine mese le valutazioni sono basse», racconta uno degli ex CTD. Un lavoro fatto di ansia, pressioni e spostamenti continui di zona, che costringono a imparare sempre nuovi percorsi e a correre contro il tempo. Sei giorni su sette, spesso con straordinari non richiesti ma indispensabili per smaltire volumi “disumani” di prodotti.

L’attesa del rinnovo e il silenzio che pesa

Il momento più duro arriva alla vigilia della scadenza del contratto: «In sala portalettere cala il silenzio, ognuno spera in un sì, con un nodo in gola e una famiglia da mantenere». Ma quest’anno l’attesa si è trasformata in delusione: «Ragazzi, questa volta nessuno è stato rinnovato», la frase che ha gelato decine di precari.

Eppure non tutti hanno subito lo stesso destino: appena due lavoratori, tra Cosenza e Rende, hanno ottenuto il rinnovo. Per gli altri, invece, il lavoro si è fermato bruscamente.

Una categoria in cerca di dignità

«Siamo ragazzi che ogni giorno portano a spalla pacchi e speranze, ma a cui resta solo precarietà», è lo sfogo di chi si sente dimenticato. Sul caso si registra il tentativo della Cisl di interloquire con i vertici aziendali, ma l’amarezza resta. «Alla fine – conclude un ex dipendente citando amaramente il Marchese del Grillo – io so’ io e voi non siete un c…».

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