Come sempre, l’inizio di un nuovo anno porta a fare bilancio di quello passato e propositi per quello appena incominciato. Non differisce nemmeno il mondo del calcio, benché in realtà l’anno calcistico decorra da agosto a luglio. E peró in questo periodo generalmente un bilancio lo si traccia comunque.
Non ci sono dubbi che il 2025 del Cosenza non sia stato per nulla un buon anno, salvo questo scorcio finale in cui si intravede un pizzico di positività. L’anno, dicevamo, era iniziato come peggio non si poteva: gli strascichi della pesante penalizzazione di 4 punti facevano stazionare la compagine rossoblù all’ultimo posto solitario in classifica, seppure a soli tre punti dalla salvezza diretta ma con il morale sotto i tacchi e lo spettro di una retrocessione sempre più vicina a fare da spauracchio. Inoltre, giusto la vigilia di Natale, erano arrivate le dimissioni di Ursino che solo qualche mese prima parlava di progetti lungimiranti ma che evidentemente aveva fatto i conti senza l’oste. Sempre nei giorni antecedenti il Natale l’ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso già minato da numerose crepe: la decisione di portare il costo delle curve a 30 euro per l’attesissimo derby contro il Catanzaro. Decisione poi riveduta a seguito delle pesanti proteste ma che comunque ha tenuto lontani diversi sostenitori rossoblù ed é stato l’incipit di quella spaccatura che ancora ad oggi resiste. Alvini e il suo staff, perennemente in bilico, così come i tifosi, si aspettavano un mercato di riparazione importante per poter corroborare la squadra e giocarsi le proprie chance fino in fondo. Ma alla fine di un mese di trattative, corredate da quattro gare in cui si è raccolto un solo punto, la compagine rossoblù si è ritrovata sempre più ultima e con i soli Gargiulo e Cruz come rinforzi dal mercato, oltre al ritorno di Garritano e all’arrivo del giovane Artistico a fronte dell’addio di Strizzolo, Josè Mauri e qualche altro elemento. Alla fine del mese di febbraio arriva l’esonero del tecnico toscano: la squadra é affidata alla gestione del duopolio Belmonte e Tortelli che ovviamente non hanno la bacchetta magica. Così come ben poche erano le colpe di Alvini altrettanto lo sono quelle dei nuovi arrivati che vengono sollevati dall’incarico dopo solo quattro partite nelle quali tuttavia raggranellano 4 punti. Pesanti le sconfitte nel derby per 4-0 e quella interna con il Pisa per 0-3. Il ritorno di Alvini non può salvare una squadra ormai derelitta e la stagione si chiude con una retrocessione annunciata da mesi e matematicamente concretizzatasi con la sconfitta di Bolzano della penultima giornata. Ma quella che arriva nel maggio scorso é una retrocessione figlia di troppe nefandezze e troppa improvvisazione. Era inattesa perché, dopo una salvezza miracolosa nell’anno dello stop forzato per la pandemia, dopo una riammissione per i guai del Chievo Verona e dopo due salvezze al playout, si era avuto un barlume di programmazione e si era vissuta un’annata relativamente tranquilla nella quale si era anche annusato il sogno playoff. Ma l’ennesimo ribaltone dirigenziale, con l’allontanamento del ds Gemmi, e la conseguente rivoluzione tecnica unita alla consueta pochezza organizzativa e ai problemi che hanno causato la penalizzazione, hanno chiuso con la retrocessione un cammino che non poteva concludersi diversamente. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
La contestazione, che già negli anni precedenti si era più volte manifestata, ha preso piede in maniera più decisa e il popolo rossoblù ha chiesto con forza la cessione societaria al duo Guarascio-Scalise. Con un comunicato piuttosto scarno, all’indomani della conclusione del campionato, il presidente comunica di un’imminente cessione che si sarebbe concretizzata “a brevissimo”. Ma, nonostante incontri con il primo cittadino e ulteriori forti proteste, tale cessione non è mai avvenuta tanto che la nuova stagione di Serie C viene gestita e programmata sempre dal patron Guarascio. Ancora una volta si decide di rivoluzionare tanto, vuoi per scelta, vuoi per necessità, visto che tantissimi decidono di abbandonare le sorti del sodalizio rossoblù al proprio destino, stanchi delle numerose inadeguatezze, su tutti il team manager Kevin Marulla e l’addetto stampa Gianluca Pasqua. E arriviamo quasi ai giorni nostri. Ad inizio luglio c’è un nuovo direttore sportivo, Fabio Lupo, e un nuovo mister, Antonio Buscè che, supportati dal nuovo capo della comunicazione, Giovanni Folino, si ritrovano a gestire un gruppo tra mille difficoltà. Si raggiunge il ritiro di San Giovanni in Fiore con mezzi propri e si inizia a fare la conta tra gli scontenti. In tanti vorrebbero cambiare aria ma alla fine lo zoccolo duro del campionato precedente viene convinto da Buscè ad imbarcarsi in quella che in estate sembra una vera e propria impresa: riportare i lupi su palcoscenici importanti. La prima conferenza estiva vede Micheli (a proposito, che fine ha fatto?) raccontare a tutti di come la società abbia investito, seppur in modo sbagliato, creando dissapori in chi ascolta. In quei giorni si consuma la frizione con parte della stampa che ancora oggi resta isolata sull’Aventino della comunicazione. Continua ferma e decisa la protesta del tifo che prende la drastica decisione di non seguire la squadra nelle gare interne, pur garantendo il supporto nelle trasferte. Evento che porterà il patron Guarascio a raccontare in tv di spiagge più attraenti delle tribune dello stadio e di pay tv che monopolizzano il tutto. Salvo poi replicare, a distanza di qualche tempo, che il suo era un modo ingenuo di voler difendere la tifoseria rossoblù: quando la toppa è peggio del buco. Siamo al 29 settembre e al Cinema San Nicola si tiene il confronto tra Guarascio, il sindaco, alcuni possibili acquirenti e la tifoseria tutta dei lupi. Due ore di infuocate diatribe portano tuttavia ad un nulla di fatto: Alfredo Citrigno, uno dei possibili acquirenti, alza bandiera bianca di fronte alle sue richieste non soddisfatte dalla controparte. Guarascio, nonostante continui a dichiarare di essere intenzionato a cedere, dà a tutti l’impressione di non voler affatto mollare. Nel frattempo é arrivato a Cosenza Salvatore Gualtieri ad occupare il ruolo da dg, il quale si porta dietro la fama di uomo navigato del calcio, evidentemente voluto dal patron per provare a rimettere a posto diversi tasselli. Per uno che arriva uno che va: il ds Lupo si dimette dopo pochi mesi e il suo posto viene preso da Domenico Roma, già direttore dell’area tecnica, anche se mai, ad oggi, ufficializzato nella nuova mansione. Nonostante tutte queste problematiche la squadra sul campo, dopo un iniziale e naturale periodo di rodaggio, si comporta più che bene e resta nei primissimi posti. Belle ed importanti sono le vittorie contro Catania e Benevento così come scottante é la sconfitta di Foggia, senza la quale la squadra sarebbe stata davvero incollata al vertice. Una squadra che, bisogna dirlo, nonostante una rosa risicata e diversi infortuni, ha saputo sempre rispondere sul campo, forse anche oltre le proprie possibilità, con carattere e determinazione.
Se finora abbiamo raccontato il passato ora viene la parte più difficile: tentare di capire cosa accadrà nei prossimi mesi. Non siamo dotati di arti divinatorie ma si può provare a fare qualche riflessione. Senza dubbio, come dicevano i saggi latini, historia magistra vita est, quindi resta un fardello del passato con cui continuare a fare i conti e che di sicuro mette dei freni nel porre fiducia a chi oggi sta lavorando per il bene di questi colori. Fardello che mai però deve divenire pregiudizio: Hume sosteneva che non è detto che domani mattina sorgerà nuovamente il sole. Questo per dire che non necessariamente ciò che si verifica da lungo tempo dovrà verificarsi anche in futuro. Non sarà facile tornare a fidarsi di questa società, ma finché questa é la realtà, bisognerà quanto meno sforzarsi di seguire e capire come si proverà a lavorare. Piccoli segnali sembrano essere arrivati con gli importanti rinnovi di Mazzocchi, Kouan, Florenzi, Ricciardi e Vettorel e con quelli che dovrebbero essere i primi innesti del mercato: Ciotti ed Emmausso (spero di non essere smentito). Domenico Roma pare essere molto attivo e a questi dovrebbero essere aggiunti nuovi tasselli per completare la rosa e provare a lottare per il primo posto. Non sono che piccoli segnali in mezzo all’oscurità. Per restare in tema di motti “una rondine non fa primavera”. Ovviamente perdura ancora la comprensibile protesta dei tifosi; rimane l’astio e l’amarezza nei confronti della proprietà per tutto quanto (non) é stato fatto in passato. Ma bisogna, ripeto, guardare al futuro. Un monito a chi sta provando a cambiare le carte in tavola: trasparenza e rispetto devono essere due parole incise a caratteri cubitali sulle tavole della legge rossoblù. Verso la città, verso i tifosi, anima e unico motivo d’esistere di una squadra di calcio. Al di là dei risultati sportivi ci sarà chi ancora resterà lontano dagli spalti: come biasimarlo? Ci sarà chi continuerà a odiare chi lavorerà per conto di questa proprietà: chi semina vento raccoglie tempesta! Trasparenza e rispetto! Rispetto anche verso chi ha pensieri diversi. L’amore verso il Cosenza è un qualcosa di talmente viscerale che ognuno lo vive con tempi e spazi propri che nessuno deve prevaricare.
Insomma, il bilancio dell’anno appena trascorso non può che dirsi negativo. Un negativo che si somma a tanto altro negativo. Però voglio ripartire da quel pizzico di positività che i risultati sportivi ci stanno regalando: che sia un buon viatico per il 2026! Buon lavoro a tutti e sempre forza lupi!
